5月30日
Eurialo e Niso!
Era un barlume
Là ‘v’era l’ombra, e là v’era la luna
Agli avversi suoi raggi la celata
Del malaccorto Eurialo rifulse.
Di cotal vista insospettì Volscente,
E gridò da la squadra: ”Oh là , fermate.
Chi viva? A che venite? Ove n’andate?
Chi siete voi?” La lor risposta incontro
Fu sol di porsi in fuga e prevalersi
De la selva e del buio. I cavalieri
Ratto, chi qua chi là , corsero a’ passi,
Circondarono il bosco; ad ogni uscita
posero assedio. Era la selva un’ampia
Macchia d’elci e di pruni orrida e folta,
Ch’avea rari i sentieri, occulti e stretti.
E gl’intrichi de’ rami e de la preda
Ch’era pur grave, e ‘l dubbio de la strada
Tenean sovente Eurialo impedito
Niso, disciolto e lieve, e del compagno
Non s’accorgendo, ch’era indietro assai,
Oltre si spinse…
Niso, a tal vista spaventato e fuori
Uscito de l’agguato e di sé stesso
(Chè soffrir non poteo tanto dolore):
“ Me, me, gridò, me Rutuli uccidete,
Io son che ‘l feci: io son che questa froda
Ho prima ordito. In me l’armi volgete;
Chè nulla ha contro a voi questo meschino
Osato, né potuto. Io lo vi giuro
Per lo ciel , che n’è conscio, e per le stelle,
Questo tanto di mal solo ha commesso,
Che troppo amato ha l’infelice amico:”
Mentre così dicea, Volscente, il colpo
Già con gran forza spinto, il bianco petto
Del giovane trafisse. E già morendo
Eurialo cadea, di sangue asperso
Le belle membra, e rovesciato il collo…
(Eneide, IX, vv. 583-671)
αмιcι: υиιтι ιи νιтα є ιи мσятє!